C’è un Tigullio che in questo momento di crisi non si limita a fare coraggiosamente impresa, ma si batte per il cambiamento del Paese e per la soppressione dei suoi anacronismi burocratici affinché il fare impresa continui ad essere possibile anche per le generazioni a venire.

Quali sono questi anacronismi? Un esempio su tutti: le casse edili, un vetusto  istituto a cui un’ associazione nazionale con sede a Santa Margherita Ligure dice ora “NO”. A coordinarla è Fabrizio Martin di Kris Costruzioni. In pochi giorni l’associazione sta moltiplicando le adesioni e riscuotendo numerosi attestati di stima.

“A differenza di quanto avveniva nell’immediato dopoguerra , quando la saltuarietà del lavoro e il continuo cambio di datore mettevano a rischio ferie e mensilità aggiuntive – spiega l’associazione “No cassa Edile” sul suo sito – il lavoratore edile non vive situazioni di particolare diversità rispetto a un altro. Quindi oltre ad essere dispersivo effettuare gli accantonamenti presso ciascuna cassa edile (sono 120, ndr) , il lavoratore edile è discriminato rispetto a tutti gli altri lavoratori, che vedono i pagamenti rimessi direttamente dal datore di lavoro”.

“Con l’eliminazione delle Casse Edili – precisa l’associazione – le imprese non guadagnerebbero nulla in termini economici, ma avrebbero un vantaggio in termini burocratici non dovendo più iscriversi a ciascuna Cassa Edile per ogni provincia nella quale lavorano, e a non fare ogni mese più denunce per lo stesso lavoratore a seconda della provincia dove ha lavorato”.

I veri vantaggi, però, sarebbero per i lavoratori:  “Con l’eliminazione delle Casse Edili i lavoratori riceverebbe mediamente in busta paga, mese per mese, circa € 400, di cui circa € 250 che avrebbe ricevuto in ogni caso (accantonamenti), e circa € 150 come incremento di stipendio vero e proprio”.

Insomma, altro che gli 80 euro di Renzi & C., urlano a pieni polmoni gli imprenditori di “NO cassa Edile”.

Ma la battaglia si annuncia dura, anzi durissima. Perché molti hanno ragione di opporsi a questa soppressione. “I 120 Presidenti, i 120 Vicepresidente, i circa 2000 componenti dei comitati di gestione, i circa 360 componenti dei collegi sindacali, le associazioni di categoria ed i sindacati che fanno pagare un’aliquota del 9% come quota di adesione contrattuale anche ad imprese ed operai non iscritti”.

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