Che pasticcio, a Recco. L’ottenimento dell’IGP (indicazione geografica protetta) da parte della focaccia al formaggio, dopo la fase di entusiasmo iniziale, sta dipingendo uno scenario da incubo. Il Sindaco, Dario Capurro, parla ora di “effetto boomerang”.

I fatti, brevemente: alla fiera dell’artigianato di Rho, qualche giorno fa, lo stand ufficiale del consorzio è stato smantellato dai NAS, che hanno fatto scattare una denuncia per frode in commercio (fonte: ilsecolo xix). Nemmeno agli aderenti al Consorzio, infatti, è consentito usare la dicitura “Recco” al di fuori dei confini tracciati dal disciplinare: Recco, Camogli, Avegno e Uscio. Questo significa che la focaccia al formaggio “di Recco” diventa un prodotto non esportabile e deve abdicare al ruolo di ambasciatrice del Golfo Paradiso in Italia e nel Mondo.

Come si esce da questa impasse? Difficile dirlo, oggi. Adesso è il momento delle liti e dei veleni, si punta il dito contro un “corvo” che avrebbe fatto scattare la denuncia, dimenticandosi forse che le regole sono regole. E che vanno rispettate. Soprattutto quando in ballo vi sono indicazioni di tipicità. Non bisogna sfidare le norme, o peggio far finta che non esistano.

Serve invece uno sforzo creativo, che sulla falsariga di chi, non aderendo al consorzio (che riunisce ad oggi “solo” 11 produttori), ha ribattezzatola focaccia al formaggio col proprio “brand”, dia vita a un “avatar” da utilizzare al di fuori di Recco. Un prodotto “gemello” della focaccia al formaggio di Recco, confezionata secondo le indicazioni del disciplinare ma priva di indicazione geografica. Il consumatore sarebbe informato che quanto sta degustando non è, ufficialmente, la focaccia al formaggio di Recco, ma solo per ragioni burocratiche, legate al luogo e non alle materie prime o alle tecniche di produzione.

Serve quindi un nuovo marchio che il Consorzio ha certamente le competenze e la forza di ideare e associare a quello ufficiale di “Recco”, ma urgono anche ulteriori e consistenti investimenti sul piano promozionale e comunicativo; investimenti che di certo non erano stati ancora preventivati.

Le vie d’uscita, insomma, non mancano, ma a Recco devono ora recuperare la calma e la serenità necessarie per percorrerle, chiudendo questo ultimo capitolo polemico, per aprire una nuova pagina ancora da scrivere.

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