E’ uscito nei giorni scorsi il quindicesimo rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agro-alimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP, STG. Si tratta di un’indagine annuale che analizza i più importanti fenomeni sociali ed economici legati alle produzioni tipiche. E mentre il prodotto di punta ligure, il pesto, fa parlare di sé per inconsistenti attacchi da parte della stampa inglese o divide l’opinione pubblica sulla variante vegana, o ancora sulla possibilità o meno di “ammorbidirlo” con una noce di burro, il comparto “tipico” e – si badi bene – “certificato”, esprime i risultati più alti di sempre sui valori produttivi, con 14 miliardi e 800 milioni di valore alla produzione e oltre 8 miliardi di export.




Tradotto in soldoni, parliamo di una crescita del 6% su base annua e di un aumento netto degli addetti ai lavori del 5% sul 2015. Numeri che dimostrano come tutelare e difendere le proprie eccellenze agro-alimentari sia un volano per l’economia e per l’occupazione.




“I dati presentati oggi ci confermano il successo di un modello che fa perno sulla qualità, sulla distintività e sulla valorizzazione dei prodotti tipici e dei saperi locali. L’apprezzamento sui mercati esteri, principale volano di sviluppo nel nostro sistema delle Indicazioni Geografiche, cresce a ritmo esponenziale: negli ultimi dieci anni l’export è aumentato del 140%, quasi il doppio se guardiamo al solo segmento del food”, ha dichiarato Raffaele Borriello, Direttore Generale dell’ISMEA. “La domanda mondiale di eccellenze agroalimentari Made in Italy è prevista in crescita. In uno scenario internazionale in continua evoluzione, è necessario rafforzare le politiche di difesa dei prodotti italiani contro la concorrenza sleale delle imitazioni e delle contraffazioni”.

Mentre nel 2017 altri quattro nuovi prodotti hanno ottenuto una certificazione di tutela, il pesto è rimasto invischiato nelle solite, sterili polemiche fra tradizionalisti e creativi, preda delle mire di multinazionali che producono fuori regione – ed esportano all’estero – salse pastorizzate distanti anni luce dagli standard qualitativi minimi, senza alcun ritorno per il nostro territorio. Ancora una volta chiediamo alla politica, se c’è e se ha a cuore il problema delle aziende liguri del comparto agro-alimentare, di battere un colpo.

Fonte: www.perlasrl.it 

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