Carlo A. Martigli

Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, diceva tra il serio e il faceto Indro Montanelli. “E anche Mastroianni si sorprendeva del fatto che ci fosse gente disposta a pagare per vedere quanto lui si divertiva a recitare. Il punto è che ci sono mestieri in cui quel che conta non è ciò che si fa, ma ciò che si è”. Già, ciò che si è. Perché quando incontri – non per la prima volta – Carlo A. Martigli*, sai già che il discorso verterà sull’essere e, in particolare, sull’essere come scelta e come progetto. Nasce così, del resto, lo scrittore Martigli: un ottimo impiego come direttore di banca mandato a carte quarantotto, qualche anno fa, per inseguire una donna capricciosa e sofisticata, sfuggente e pretenziosa. Capace però di inebriare chi cade tra le sue braccia: madame “scrittura”. “Una donna – rivela– che devi amare senza condizioni e che ti domanda una dedizione completa. Ma che l’amore sia sempre contraccambiato non è detto. Oggi può esserlo, domani chissà”.

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Carlo, parliamo proprio di questo. Di come si diventa scrittori. Anche per ispirare i giovani che vogliono cimentarsi in questo campo. E’ solo questione di dimestichezza con il fattore “C”?
Si, servono cuore, costanza, cervello e… Fortuna. Ma anche tecnica. Scrivere è comunicare, e comunicare è l’arte di modificare il comportamento. Di stimolare reazioni precise: riso, pianto, paura. La scrittura è efficace quando produce nel lettore stati d’animo nuovi e mirati. Stati d’animo che possono anche tramutarsi in veri e propri semi di consapevolezza sui temi decisivi del nostro tempo. E’ quello che provo a fare anche come Johnny Rosso, il mio alter ego che da quattro anni scrive tutti i Superbrividi Mondadori. Ad esempio quando racconto di un mago che difende gli alberi da chi vorrebbe sradicarli dal suolo perché le radici sono gabbie di una prigione in cui sono rinchiusi veri e propri demoni. Quanto male si libera, anche sotto forma di disastri idrogeologici, ogni volta che sradichiamo un albero?

E questa abilità come si raggiunge?
Innanzitutto leggendo. La lettura precede la scrittura, e anche quando prendiamo confidenza con quest’ultima non dobbiamo mai smettere di leggere. Sarebbe un errore madornale, un po’ come se un musicista affermato smettesse di ascoltare la grande musica per timore di restarne condizionato.

Dove scrive, Carlo A. Martigli? E da chi si lascia ispirare?
Lavoro a casa, su una scrivania americana ministeriale dotata di rullo. Un dettaglio non secondario, perché aprendo e chiudendo questo rullo entro ed esco dal mondo della scrittura. Vi entro e vi esco anche attraverso l’uso dei sensi, grazie agli odori che restano chiusi dentro la scrivania e che si sprigionano alla sua apertura. Davanti a me ho invece una piccola libreria dove stivo i volumi che devo consultare per il progetto a cui, di volta in volta, lavoro. Con una costante: le opere di Shakespeare. Shakespeare sa sempre esaltarmi, è per me come un top player per un giovane calciatore: una vera e propria fonte di ispirazione.

Come dobbiamo immaginarti mentre scrivi? Chino su carta, penna e calamaio, alla macchina da scrivere o al computer?
Scrivo direttamente sul computer perché prediligo una scrittura circolare a una lineare: con la penna si segue una linea precisa, da cui è difficile distaccarsi per aggiungere o cancellare parti di testo. Al computer, invece, posso giocare con le parole e con le pagine in assoluta libertà, senza vincoli. Quella al computer è una forma di scrittura più orchestrale, mi regala una sensazione di straordinaria armonia.

Non hai quindi timore della modernità che avanza e che, dati alla mano, sembrerebbe minacciare la figura stessa dello scrittore così come lo conosciamo? Come vedi questo “mestiere” tra mezzo secolo, quando la rivoluzione dell’e-book, ad esempio, sarà compiuta?
La scrittura continuerà ad esistere perché il suo avvento coincide con l’inizio stesso della storia. Forse, come prevede qualcuno, il cartaceo sparirà, forse si perderà il gusto di toccare con mano la carta, ma la scrittura continuerà ad essere praticata. In realtà, per quanto riguarda l’ebook, le cose potrebbero andare diversamente: il formato elettronico potrebbe addirittura rilanciare il mercato del libro tradizionale rendendo disponibili le anteprime dei libri e stimolando in noi il desiderio di possederne la versione cartacea, ma ciò che conta è che la gente legga di più, perché meno leggiamo più siamo manipolabili. La crisi del libro, in qualsiasi formato, ha un costo altissimo, perché la lettura ha in sé un grandissimo potenziale di trasformazione sociale: la gente deve sapere che l’80% della delinquenza nasce dall’ignoranza! Leggere è davvero un atto rivoluzionario.

Ad agosto uscirà il tuo nuovo romanzo. Puoi darci qualche anticipazione?
Sì,il 28 agosto per la precisione. Sempre con Longanesi. Il titolo, nonostante alcune anticipazioni della stampa è ancora riservato, però alcuni giornalisti lo hanno già letto e hanno detto che è potente e delicato, rigoroso sul piano storico e con robuste pennellate di suspense. Ai lettori però sempre la sentenza finale, offro loro volentieri il mio collo!

Come si sarebbe reinventato Carlo A. Martigli se “madame scrittura” non avesse contraccambiato il suo amore?
Sarei diventato un produttore di mozzarelle. Avevo un progetto già pronto per avviare la produzione di una vera e propria eccellenza gastronomica a base di latte di “cabannina”, che avrei distribuito presso alberghi o ristoranti del nostro territorio. Con una clausola: la degustazione si sarebbe dovuta effettuare entro e non oltre le 24 ore. Perché, dopo questo lasso di tempo, la mozzarella perde con la freschezza le proprie straordinarie qualità.

*Nato nel 1951 a Pisa (ma nella sua biografia ufficiale si sottolinea come si sia subito trasferito a Livorno) vive e lavora a Rapallo. Dopo aver abbandonato la dirigenza bancaria, nel 2007, con un salto nel buio decide di dedicarsi esclusivamente al mestiere di scrittore. Pubblica un paio di romanzi young adult con Mondadori, e alcuni saggi (tra cui “Miracolo!” per De Agostini  sui miracoli non cattolici nel mondo). E’ però nel 2009, con “999 L’Ultimo Custode”, che conquista il mercato italiano e internazionale (dal Sud America alla Cina), bissando il successo nel 2012 con “L’Eretico” (entrambi i titoli con il gruppo GEMS, Longanesi/Tea). Dal 2008 firma come Johnny Rosso tutti i titoli della fortunata serie Super Brividi Mondadori (horror per ragazzi).

Si ringrazia per le foto: Vera Cattoni Arte e Grafica

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4 risposte a Carlo A. Martigli: “Io, scrittore”

  • Ottima e concisa intervista all’amico Carlo, con cui condivido l’essenza del fare comunicazione( … che ci sono mestieri in cui quel che conta non è ciò che si fa, ma ciò che si è….) e come conseguenza Arte, per definizione, Espressione. Quanto al processo involutivo della e sulla lettura del libro, come per altre forma di Cultura artistica penso che il problema sia ancora “politico”… che la tutela della cultura, come bene comune, è inserita nella Costituzione, quindi noi non stiamo chiedendo un favore a qualcuno, ma che si applichi la Costituzione. Anzi, potremmo dire che biblioteche, archivi e beni culturali sono organi costituzionali e chi non li difende va contro la Costituzione e contro il fondamento stesso dello Stato».

  • un caro saluto a Gian Maria, autore prezioso dell’intervista….

  • Grazie Franco, un caro saluto anche a te!

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