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E’ il fiore all’occhiello delle Cinque Terre, dove la millenaria cultura della vite è stato uno degli elementi decisivi nella trasformazione del paesaggio in un meraviglioso sposalizio fra uomo e natura. Parliamo del Cinque Terre DOC, la prestigiosa denominazione dei vini prodotti, fra gli altri, nei comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso al Mare.




Ciò che rende unici questi nettari tratti da bacche di uva bosco, albarola e vermentino, è il rapporto eroico fra l’uomo e una terra la cui spiccata verticalità non consente che superfici coltivabili molto strette, inaccessibili a qualunque processo di meccanizzazione. Le monorotaie, importate dalla Svizzera a partire dagli anni ’80, sono le uniche macchine agricole utilizzate.

Il sapore secco e gradevole rende questo vino molto versatile e particolarmente incline ai piatti della tradizione: acciughe sotto sale e insalate di mare, trofiette al pesto e pansoti alla salsa di noce, cima alla genovese e cappon magro, ma anche focacce, farinata e panissa, sono alcuni degli abbinamenti consigliati dai gourmet.

Last but not least, impossibile non citare la variante passita del Cinque Terre: lo Sciacchetrà attraversa infatti la storia d’Italia. Di esso parlano Plinio, Boccaccia e Petrarca. Giosuè Carducci lo descrisse come “l’essenza di tutte le ebbrezze dionisiache”, Giovanni Pascoli ne richiese l’invio di poche bottiglie “in nome della letteratura italiana”, Gabriele D’annunzio lo descrisse come “profondamente sensuale”. Il profumo che ricorda la macchia mediterranea, i sentori di frutta fresca, confettura d’albicocca, pesca gialla, vaniglia, mieele di castagno e spiezze, il sapore dolce, cald e vellutato, fanno dello sciacchetrà – a ragione – uno dei vanti di questa terra la cui fama internazionale appare quanto mai meritata.




Fonte: www.traghettiportofino.it

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